martedì 10 dicembre 2013

1 Notizia, tante Domande - Famiglia, la trappola della nuova psicologia. Bambini e coppie gay, natura di una scelta

Forse vi sembrerà che tratto lo stesso argomento, ripetendomi inutilmente, invece voglio proporvi diverse possibilità di riflessione, su un argomento per nulla facile, magari provocando tante domande utili per capire e magari darsi una risposta soddisfacente.
L'articolo di oggi 10 dicembre 2013, tratto dal quotidiano Avvenire,
ci da appunto la possibilità di riflettere sull'argomento delle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso, da un punto di vista diverso.
"...costituisce mero pregiudizio la convinzione che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». Che in tal modo si usi di fatto una bimba come "cavia" per un esperimento familiare dei cui esiti nessuno può avere certezza, è tema che sembra non aver sfiorato la mente dei giudici."
Una tesi giuridica basata sull'evitare il pregiudizio, che decide della vita di un bambino, sembra leggermente assurda.

"Dobbiamo fidarci degli psicologi? Le loro ricerche e le loro teorie sull’omosessualità sono davvero attendibili? Che rilievo dobbiamo dare a quella minoranza di psicologi. Cerchiamo di mettere bene a fuoco tale questione, che va molto al di là del pur rilevante caso della bimba di Bologna. E non cadiamo nella trappola di considerarla eminentemente psicologicaNei suoi elementi essenziali, infatti, non si tratta di una questione psicologica, ma antropologica e giuridica. Quindi, non è agli psicologi che spetta l’ultima parola. Se affidiamo la questione alla psicologia, e non all’antropologia, come è invece giusto fare, cadiamo in una trappola da cui non riusciremo più a liberarci."
"È in questo ordine che si realizza quel bene propriamente umano e personale che consiste nell’essere genitori e figli e non nel comportarsi come genitori e come figli (per quanto impeccabile questo "comportarsi" possa rivelarsi nei singoli casi). La questione, ripetiamolo ancora una volta, non è psicologica, ma antropologica: fino a quando non arriveremo a capirlo non potremo affrontarla in modo corretto e con onestà intellettuale."

Può crescere "bene" un bambino affidato a una coppia gay? Si chiede il giornalista; potrebbe essere, non ne abbiamo le prove, ma questa non è la domanda e non è la prova per decidere.
Non basta "comportarsi" da genitori per esserlo, neppure questo basta, come non basta la sola psicologia per decidere, ma c'è bisogno dell'antropologia, della natura umana, una natura che ha avuto inizio, che è cresciuta e si è evoluta, nella famiglia, composta da un uomo e una donna, sin dall'inizio.
Tanti elementi, tanti spunti di riflessione, tante domande che scaturiscono, spero utili per avere maggiori informazioni per aiutarci ad avere più possibilità per farci la giusta idea, la giusta scelta, giusta per noi ma anche per coloro che ne sono implicati, sopratutto i bambini.
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