venerdì 29 aprile 2016

“Gioco d’azzardo patologico: aspetti psicologici e criminologici”

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nel mese di aprile il Sai onlus, in collaborazione con il Csc – Centro per gli Studi Criminologi ha promosso l’iniziativa “Mese dell’ascolto e prevenzione della Dipendenza da Gioco D’azzardo“, che concluderà con un
seminario pubblico e gratuito il  29 aprile dalle 18 alle 19,30 affrontando il tema‘Gioco d’azzardo patologico: aspetti psicologici e criminologici’.
Parteciperà Maria Felicita Pizzi, psicoterapeuta sistemico-relazionale, consulente del Sai… noi ci siamo! presentata da Valentina Tanini, psicologa clinica e giuridica, psicoterapeuta, consulente sportello Sai.
Il seminario si svolgerà presso la sede del Csc – Centro per gli Studi Criminologici Piazza San Francesco 2, Viterbo.
La prevenzione attraverso la conoscenza del fenomeno del gioco d’azzardo, come avviene anche per le altre forme di dipendenza, rappresenta il primo passo per arginare e combattere questo tipo di problema.
Per questo motivo il Sai… noi ci siamo – Sportello d’Ascolto Integrato onlus, dall’ottobre del 2013 offre servizi consulenziali gratuiti destinati ai cittadini maggiorenni residenti nella città/provincia di Viterbo che affrontano condizioni di particolare disagio psico- emotivo.
Ma quanto è antica la pratica del gioco d’azzardo e soprattutto quali sono le caratteristiche della personalità del giocatore d’azzardo?
La storia ci racconta come da sempre esistano molteplici forme di giochi di rischio associati quasi sempre al “caso”, ce ne sono già tracce sia nei reperti archeologici (dadi e oggetti similari), sia negli antichi manoscritti relativi ai popoli orientali dell’antico Egitto, della Cina, del Giappone e dell’India; inoltre, da testimonianze scritte sappiamo che nell’antica Grecia si scommetteva sui risultati dei giochi olimpici e a Roma sui combattimenti dei gladiatori.
L’attività giocosa con numeri o simboli rappresenta, dunque, una tradizione degli esseri umani in virtù della presenza di un pensiero magico-onnipotente che spesso spinge ad associare al gioco il rischio dei propri beni.
L’etimologia della parola “azzardo” è “hasard” , un termine francese a sua volta di origine araba e derivante dal termine “az-zahr” che designava il “dado”, uno dei più antichi oggetti a cui si lega la tradizione del gioco di scommessa.
Oggi il fenomeno del giocare d’azzardo si è allargato sempre più diventando un vero e proprio problema sociale; tra le cause di questo incremento la crescente possibilità di scelta tra una vasta gamma di tipologie di gioco, ormai sempre più legalizzate, che corrispondono alle simpatie dei giocatori con diverse propensioni e con differenti personalità.
Nella categoria dei giocatori d’azzardo troviamo sia gli amanti della trasgressione da gran salone, ovvero i consumatori di giochi da casinò e delle slot-machine, sia gli appassionati dei videogiochi che si lasciano conquistare dai videopoker, sia gli amanti dei giochi d’azzardo popolari, come le lotterie, il gioco di numeri e di schedine, fino al bingo, la moderna trasformazione del gioco della tombola, che riesce a conquistare anche interi gruppi di persone grazie al suo profondo legame con il vissuto di un’usanza festiva a dimensione familiare
Il giocatore patologico non presenta caratteristiche peculiari somatiche, di età, di sesso o di classe sociale, tuttavia, dal punto di vista psicologico spesso è un individuo con tratti di personalità narcisista, dipendente e impulsiva e sotto una facciata boriosa nasconde una bassa autostima.
Per fare una diagnosi di dipendenza da gioco d’azzardo occorre, innanzitutto distinguere tra il giocatore occasionale, per il quale si tratta di un piacevole passatempo raro, e il giocatore patologico la cui attività passa attraverso un continuum: dal gioco occasionale al gioco abituale, al gioco a rischio, fino al gioco compulsivo.
Lo stato mentale di un giocatore patologico è molto diverso da quello di un giocatore anche assiduo non patologico e si caratterizza per il raggiungimento di una condizione simile alla sbornia, ovvero: una modificazione della percezione temporale, un rallentamento o perfino blocco del tempo, il raggiungimento di uno stato alterato di coscienza fino a uno stato di estasi ipnotica.
Questa condizione della mente è favorita da un consumo di alcolici o di altre sostanze, associato al gioco.
L’esperienza del gioco d’azzardo è spesso descritta dal giocatore come “eccitante” o addirittura “esaltante”; effettivamente sono state riscontrate notevoli modificazioni fisiologiche e psicologiche (tensione muscolare, pallore, intensa sudorazione, inquietudine, eccitazione psicomotoria), che indicano le perturbazioni interne indotte dal comportamento. Queste modificazioni vengono percepite come gratificanti.
Sono diverse le funzioni che svolge il gioco d’azzardo. Per molti può costituire un antidoto alla depressione, per altri la possibilità di socializzare, per altri ancora la possibilità di vivere un’avventura, una parentesi, di inseguire un sogno.
Si è evidenziato, ad esempio, che nei periodi di maggior benessere e ottimismo ci si rivolge ai giochi d’azzardo per rispondere a un bisogno puramente ludico, di distrazione, di divertimento, mentre, nei periodi di difficoltà economica per compensazione: sperando in una vincita che appiani i problemi o possa realizzare un sogno.
Numerosi studi concordano che tra i fattori di rischio per sviluppare la dipendenza da gioco d’azzardo troviamo sia aspetti di natura biologica: alla base ci potrebbe essere uno squilibrio nel funzionamento del sistema di neurotrasmettitori cerebrali che sono deputati alla produzione di serotonina, la sostanza chimica responsabile di un equilibrio affettivo-comportamentale, che nei giocatori patologici scende sotto i livelli medi.
Sia aspetti educativo- ambientali: l’educazione ricevuta, in particolare, rispetto alla tendenza a stimolare e ipervalorizzare le possibilità di felicità legate al denaro o, ad esempio, a causa della presenza in famiglia di situazioni di disoccupazione che sembrano favorire moltissimo l’insorgenza della ludomania.
Le fasce più a rischio per lo sviluppo di una dipendenza da gioco d’azzardo, sembrano essere le donne, casalinghe e le lavoratrici autonome dai quaranta ai cinquant’anni e, tra gli uomini, quarantenni disoccupati o lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro o con la vendita.
Il fenomeno, tuttavia, sta iniziando a coinvolgere grandemente anche persone della terza età che un po’ annoiate dalla loro vita da pensionati , trascorrono il proprio tempo dentro le sale da giochi, conoscendo la ludopatia in età avanzata.
La terapia maggiormente utilizzata con questo tipo di dipendenti è quella dell’inserimento in comunità di recupero o gruppi di muto-auto aiuto. In ogni caso, è importante sottolineare che, tutti gli interventi terapeutici si devono focalizzare sulla possibilità di modificare, oltre che il comportamento di gioco, il substrato cognitivo fatto di pensieri legati all’idea che prima o poi arriverà il giorno in cui il gioco potrà cambiare la propria vita risolvendo magicamente i propri problemi.
Valentina Tanini
Psicologa clinica e giuridica, psicoterapeutaComponente comitato scientifico del Csc(articolo tratto da tusciaweb.eu)

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