Il primo rapporto sui pericoli delle sigarette risale al 1964. Esposti soprattutto i più piccoli. Ogni anno sono oltre 70 mila i morti
Gentile dott. Harari,
cosa pensa dei nuovi provvedimenti in discussione in questi giorni per limitare il
fumo di sigaretta, dagli annunci più hard sui pacchetti, al divieto di fumare in auto con bambini a bordo? E quanto sono fumatori ancora oggi i milanesi? Gentile dott. Harari,
cosa pensa dei nuovi provvedimenti in discussione in questi giorni per limitare il
L’11 gennaio 1964 veniva reso pubblico il primo rapporto sulla nocività del fumo, preparato dal «Surgeon General’s Advisory Committee on Smoking and Health» americano: per la prima volta si affermava chiaramente che il fumo causa tumori polmonari e che è la più importante causa al mondo di bronchite cronica. Sono passati 50 anni e da allora abbiamo scoperto molti altri effetti negativi del tabagismo: le sigarette, oltre a causare tumori laringei e polmonari, sono responsabili anche di neoplasie vescicali, di molte malattie respiratorie (non solo della bronchite cronica seppure questa sia la più diffusa) e cardiovascolari, determinano precoce invecchiamento della pelle, alterazioni del feto in gravidanza e molto altro ancora. Dal 1991 i pacchetti di sigarette inoltre riportano per legge gli avvisi di pericolosità in chiara evidenza. Se le vecchie generazioni, cresciute a film intrisi di fumo, sia nelle scenografie che nelle sale di proiezione, potevano ancora non sapere, oggi no. Oggi tutti sanno quanto il fumo faccia male, ognuno naturalmente fa poi la sua scelta, non so quanto questa possa essere influenzata da annunci shock ma non sono contrario, anzi. Il divieto di fumare in auto con bambini a bordo è già una realtà in Australia e in alcuni stati del Canada e le ragioni scientifiche di questo provvedimento non mancano: quando si fuma negli abitacoli dell’auto si raggiungono altissime concentrazioni di inquinanti, anche 30 volte superiori ai limiti di legge, come può accadere ad esempio per il Pm 2,5.
Le conseguenze sulla salute dei bambini, lo dicono ormai molti solidi studi scientifici, sono un maggior numero di casi di asma, di infezioni respiratorie e, secondo alcuni, anche di morte improvvisa del neonato. Le donne gravide non fumatrici esposte al fumo passivo invece rischiano una riduzione delle capacità di allattamento e possibili danni per il nascituro, anche se su questi ultimi esistono meno dati scientifici. Aprire i finestrini o attivare il climatizzatore può solo parzialmente migliorare la situazione. A tutto ciò si aggiunga l’effetto sinergico che l’inquinamento atmosferico ha con il fumo: in questi casi 1 più 1 non fa 2 ma 3 o 4, perché i veleni non sommano semplicemente le loro azioni ma hanno tra loro un effetto moltiplicativo. Sappiamo da studi epidemiologici svolti in altri Paesi che almeno un quarto dei ragazzi in giovane età è esposto al fumo passivo in auto, non pochi. In Canada, nei 9 stati su 10 che hanno approvato il divieto di fumo in auto con bambini a bordo, la percentuale di giovani esposti al fumo è crollata dal 29% prima dell’introduzione della legge al 13%, tanto che tempo fa una delle più importanti riviste mediche, il British Medical Journal, titolava un intervento su questo argomento “Legiferare è meglio che educare per ottenere auto libere dal fumo per i ragazzi”. In Italia nel 2010 si registravano 11,1 milioni di fumatori con un fatturato da vendite legali pari a 12,5 miliardi di euro, ogni giorno vengono consumati circa 8 milioni di pacchetti di sigarette. Il tabagismo causa nel nostro Paese ogni anno oltre 70.000 morti e la spesa eccedente stimata per l’assistenza sanitaria è di 18 miliardi di euro, non proprio bazzecole. A Milano poi la sigaretta non tramonta, il 21% dei milanesi fuma. Il vizio aumenta tra i giovani (accende la sigaretta il 30% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni) e tra le donne (18% delle milanesi).
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